
Il Giorno della Memoria, Teramo non dimentica
“Ottantuno anni fa le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, liberando i superstiti e svelando al mondo l’orrore della Shoah – dichiara nel suo intervento alla Villa Comunale, il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, in occasione della Giornata della Memoria -. Un orrore che si era consumato nell’indifferenza di chi, nel corso degli anni precedenti, si era voltato dall’altra parte di fronte alle leggi razziali, alle violenze, ai ghetti, alle deportazioni forzate, alla disumanizzazione dell’altro.
Auschwitz fu il punto di arrivo di un processo attentamente studiato, basato sulla sistematica violazione della dignità umana e compiuto con la complicità di tutti coloro che preferirono non vedere. Fu il frutto di quella “banalità del male” che nel corso dei decenni ha caratterizzato tutte le grandi tragedie della storia, tutti i genocidi, tutti i crimini contro l’umanità. Quel male che, come scrive Hannah Arendt, “non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo” e che non possiede “né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo”.
Parole che oggi rappresentano molto più di un monito. Perché l’attuale situazione internazionale, dove ormai da tempo l’uso della forza sembra essere diventato il principale strumento di gestione dei rapporti tra le nazioni - spesso giustificato da interessi mascherati da nobili ideali - e dove continuiamo ad assistere a violenze, alla negazione dell’altro, alla disumanizzazione di intere popolazioni, ci interroga su cosa significhi, oggi, conservare la memoria della Shoah.
Perché la memoria, se si riduce a una mera celebrazione retorica, perde ogni valore. Fare memoria è molto di più: fare memoria è lavorare ogni giorno perché gli orrori del passato non si ripetano, perché i disvalori che hanno caratterizzato il ‘900 e portato a due guerre mondiali, con il loro carico di dolore e morte, non si riaffaccino all’orizzonte, fare memoria è difendere i principi e i valori della democrazia e attuare ogni giorno la nostra Costituzione che, nata sulle ceneri della seconda guerra mondiale, ha come valori fondanti l'antifascismo, la difesa dei diritti umani, della dignità dell’uomo, della libertà, dell’uguaglianza sostanziale.
Fare memoria vuol dire ribadire con forza, ogni giorno, l'antifascismo che è l'anima della nostra Costituzione. Perché come sottolineò Aldo Moro nel corso dei lavori della Costituente, in risposta al desiderio espresso da alcuni colleghi che la Costituzione si definisse afascista, “non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella Resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale”.










